16/01/2012
INCONTRO CON IL DOTT. Giammario BATTAGLIA #1
Carissimo Giammario proverò, onorato dalla tua richiesta, a rispondere al discorso economico "Social Business Enterprise, più che una speranza è un dovere" da te pubblicato (Workshop “Dall’Assistenza all’Economia Etica” ).
Giustamente, ti occupi di un tema tanto complesso quanto importante.
La crisi economica è un cancro che da sempre pende sulla testa del sistema finanziario globale.
Da un mio punto di vista, si può dire che la crisi del 2012 è una crisi voluta, almeno osservando la domanda aggregata mondiale.
Ti basti leggere l'articolo del Sole 24 Ore intitolato "Stati Uniti e Cina indeboliscono dollaro e yuan, ma Pechino così riduce la domanda aggregata mondiale". La Summa Ratio del noto giornalista Paul Krugman pone l'accento sul doppio legame che c'è tra Cina e USA, ovvero tra i due sistemi di Politica Monetaria e di produzione di beni e servizi. In altre parole, i titoli cinesi acquistati dagli Americani rischierebbero di crollare a causa della svalutazione del dollaro. Infatti, se da un lato aumenterebbe l'esportazione dei beni Americani a causa della loro competitività, dall'altro la Cina morirebbe proprio a causa della sua arma più forte ovvero il basso prezzo di produzione e, quindi del prezzo di offerta. Non avrebbe cioè la possibilità di recuperare il costo di produzione.
Questa tendenza a sopportare una moneta forte deriva dalla Politica Tedesca. Il problema è che davanti a tale scelte macroeconomiche anche gli altri paesi per difesa sono costretti a mantenere un prezzo alto della moneta. La conseguenza più grave è l'eccessiva disoccupazione mondiale che si è alzata a livelli piuttosto alti rispetto agli ultimi dieci anni. La disoccupazione porta, infine ad una domanda aggregata mondiale minore.
Come già sottolineavo in alcuni miei articoli, per arrivare al massimo bene collettivo sarebbe necessario azzerare i debiti tra i vari stati e creare una MONETA UNICA MONDIALE, quella che io definisco Currency Universal World. In questo modo si raggiungerebbe il massimo bene economico che tuttavia non coincide con il massimo bene del singolo stato nel breve periodo, ma comunque andrebbe ad avvantaggiare tutti nel lungo periodo. Il calcolo degli anni duri andrebbe fatto attraverso una serie di indagini economiche. Si dovrebbe calcolare il debito dei vari stati e la loro capacità di ottenere delle entrate. Andrebbe studiata la crescita degli ultimi cento anni, in modo da avere un'idea della propensione marginale nella crescita economica dei vari Stati. Poi, andrebbe fatta sulla base di questi dati una statistica. Insomma, il lavoro di ricerca lascia ampio spazio agli studi di settore e non solo.
Il problema più grande è la paura di fallire, oltre all'egoismo di fondo radicato nella cultura umana.
Interessante è il tuo concetto di circolazione delle merci.
Dalla nascita dell'Europa questo è uno dei primi principi inseriti nel succedersi dei vari Trattati che hanno attraversato la storia del vecchio continente. Anche qui può essere utile un pensiero scientifico. Il primo problema che deriva dai cicli produttivi realizzati attraverso materie prime locate in continenti diversi è quello del costo di trasporto. Ora l'imprenditore applicherà la logica dell'Economia Aziendale. Pertanto, sceglierà il paese più vicino e non la lontana Sicilia. Diverso è il caso dei prodotti di nicchia, qui la logica sarà quella dell'Economia Politica. L'imprenditore si comporterà come un monopolista, indifferente al maggior costo dell'acqua siciliana in quanto concentrato su un consumatore differente. Questo modo di pensare è molto valido, il problema è la tecnologia che nel trasporto non ancora ha raggiunto prezzi di offerta decrescenti in modo più che proporzionale rispetto alla media dell'anno commerciale precedente. Tale ragionamento si può applicare al resto del Mondo.
Veniamo ora alle società NO profit.
Il tuo discorso ti fa onore e forse, un giorno molto lontano potrà essere applicato.
Tuttavia oggi, a causa degli alti costi del sistema Pubblico (pensa allo spread, ad esempio), non è possibile sovvenzionare Enti senza fini di lucro. Il problema è ciclico per tutti i Monopoli Naturali. Io parlerei piuttosto, di Enti a profitto vincolato. Sai meglio di me che il profitto ha leggi economiche piuttosto complesse. Mia nonna diceva sempre "mitte da parte oggi che dumane non se sà". Insomma non è un male che un Ente pubblico abbia un profitto, perchè quel profitto potrebbe servire un domani al mantenimento dello stesso Ente. Piuttosto si potrebbe vincolare il profitto in modo da creare nuovo profitto. In fondo, il denaro è un bene che produce se stesso. Il fondo accumulato dovrebbe avere finalità pubbliche, il controllo di un garante Pubblico e gestione privata così da arrivare ad un mercato del lavoro svincolato dagli alti costi del Monopolio Naturale.
Si potrebbe parlare a lungo e, in modo più scientifico, e, approfondito dei problemi che illustri.
Purtroppo, il Mondo Economico da buon appartenente alla categoria fa orecchie da Mercante!
Con profonda stima.
Prof. Pier Leo Masciarelli
15:19
Scritto da: leoblu80
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